Long Playing vs Compact Disk
Non voglio tediarvi con l’annosa questione di quale suoni meglio, sappiate che io ascolto entrambi i formati con quasi uguale soddisfazione. In questo caso non sono così estremista e tengo in piena efficienza sia il mio lettore CD che il mio giradischi.
Il confronto che faccio, essendo fotografo, è puramente grafico. Sul contenitore e non sul contenuto. Ma il contenitore stesso è anche contenuto.
Qualcuno una volta, guardando una mia fotografia, mi disse che ero un esteta. Allora la presi come una osservazione negativa. Dopo qualche anno cambiai opinione. Non sono forse anche le cose belle che ci donano emozioni? Non sono le cose belle che attirano la nostra attenzione?
Partiamo da un puro fatto tecnico: la superficie della copertina di un LP è di 900 cm quadrati, quella della copertina di un CD è di appena 144 cm quadrati, quindi meno di un sesto. La stessa differenza cha c’è fra una stampa fotografica formato cartolina ed una stampa da esposizione.
Confesso di aver acquistato degli LP per la sola copertina e di non averli mai ascoltati. Sono ancora nella loro bustina di cellophane in bella vista nello scaffale. Con un CD non farei mai una cosa del genere. La copertina di un CD, ed il CD stesso, non mi danno la stessa emozione che mi suscita la copertina di un LP.
Le fotografie grandi, la facilità di accesso, la grafica curata (almeno per i prodotti di un certo livello), sono tutte cose che concorrono anche all’acquisto di un disco.
A memoria cito qualche LP che ricordo alla perfezione: CCCP – Epica Etica Etnica Pathos, con le splendide fotografie di Luigi Ghirri. Musicante di Pino Daniele con la copertina di Guido Harari, ancora Harari per le fotografie di 30 anni senza andare fuori tempo di Enzo Jannacci. Stepping Out di Joe Jackson con le immagini di Janette Beckman e la strepitosa copertina (e relative fotografie interne) di The name of this band is Talking Heads, con cui ho trascorso ore ed ore di intenso piacere. Ma anche tanti altri, a partire dai “classici” Doors, Pink Floyd, Clash.
Se penso a qualche copertina di CD che mi è rimasta ugualmente impressa … non me ne viene in mente nessuna. Meglio, una c’è, ma per i ricordi che mi evoca: Tempi Meravigliosi di Francesco Forni, con la fotografia di Simone Cecchetti.
Nello sfogliare i CD sugli scaffali di un negozio non provo lo stesso piacere che provavo nello scegliere un LP. Non c’è la stessa emozione, non c’è lo stesso rapporto fisico.
Oggi quando compro un CD è perché l’ho ascoltato alla radio, ad un concerto, è perché ho letto una recensione che mi ha convinto. Quando compro un LP (perché ancora ne compro) è perché da subito mi comunica qualcosa, ammicca, posso toccarlo, sentirne le vibrazioni. E’ perché la copertina mi comunica subito una emozione, un messaggio, un’idea.
Non si tratta di nostalgia, non si tratta di semplice voglia di appagamento dei sensi.
E’ la stessa sensazione che si prova guardando una fotografia di piccolo formato, oppure una bella stampa di qualità e di grande formato. Nel secondo caso l’immagine sembrerà più bella, più accattivante, più ricca.
Non dico che gli artisti e le case discografiche non diano importanza alle copertine dei dischi, ma non hanno più la stessa importanza di un tempo. Perfino nella recensione di un telefonino il giornalista menziona qualità e fattura dell’imballaggio. Questa cosa non avviene, o avviene molto di rado, quando si parla di dischi.
Non si tratta di nostalgia, come ho detto prima, ma diamo nuovamente alle copertine dei dischi la dignità che meritano.